Orientamento per genitori e professionisti: benvenuti sulla piattaforma www.manosphere.ch della struttura specializzata männer.ch

Atto/

Riconoscere

Le competenze mediatiche e la prevenzione della violenza, l’uguaglianza di genere e l’educazione sessuale riducono la probabilità che i ragazzi cadano nel vortice della manosfera. Tutto questo può essere insegnato. Tuttavia, richiede risorse e mette noi adulti di fronte a domande impegnative.

Segnali,

segnali di avvertimento O allarme?

Quando servono fiducia e calma? Quando invece sono necessarie confronto e limiti chiari? Come si gestiscono sentimenti di impotenza e paura? Non esistono risposte semplici. Una cosa però è certa: non siete soli con le vostre domande e incertezze.

Di seguito trovate una panoramica che può aiutarvi a riconoscere i segnali, interpretarli e collocarli in modo adeguato. I segnali descritti sono graduazioni che possono manifestarsi con intensità diverse. Nella realtà i confini sono fluidi.

Queste indicazioni possono offrire solo orientamento. La responsabilità di decidere se e come agire resta vostra. Fidatevi della vostra percezione e prendete sul serio il vostro disagio.

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Segnali iniziali: attivarsi

Genitori, familiari di riferimento e professionisti dovrebbero cercare il dialogo con il ragazzo/giovane/uomo coinvolto e, se possibile, coinvolgere altre figure adulte di riferimento. Anche in questa fase è del tutto legittimo chiedere un supporto esterno.

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Consumo acritico di contenuti Interesse non critico

Interesse non critico verso contenuti e influencer («manfluencer») che associano o equiparano la mascolinità a dominio, muscoli, status, ricchezza, attrattività, successo e controllo. Il rappresentante più noto è Andrew Tate. Spesso la mascolinità è un tema solo implicito, mentre in primo piano si parla di sviluppo muscolare, criptovalute o strategie (manipolative) di dating e di relazione.
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Uso di determinati termini e codici

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Svalutazione di tutto ciò che è percepito come “non maschile”

Crescente svalutazione delle donne e dei temi legati alla parità di genere nel linguaggio e nei comportamenti. Reazioni irritate a parole come gender, femminismo o “wokeness”. Affermazione di visioni arretrate sui ruoli di genere e sulle relazioni.
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Uomini come vittime

Adozione di narrazioni tipiche dei movimenti per i diritti degli uomini, che sostengono che gli uomini siano trattati ingiustamente e che oggi rappresentino il genere realmente svantaggiato.
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Comportamento maschile stereotipato

Espressione di idee rigide su cosa sia un “vero uomo”. Spesso — ma non sempre (anche ragazzi timidi possono esserne attratti) — accompagnata dal tentativo di apparire dominanti, emotivamente distaccati e “freddi”. Rifiuto di qualità come empatia, vulnerabilità o bisogno di aiuto, e svalutazione degli uomini considerati “non maschili”.
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Soldi, cash, denaro

Focalizzazione sempre più esclusiva sull’accumulo di denaro, ricchezza e beni materiali.
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Immersione negli spazi digitali

Spostamento crescente delle attività del tempo libero verso l’ambiente online: piattaforme pubbliche (TikTok, YouTube, Instagram, Reddit), gruppi di discussione “chiusi” (Telegram, Grab, Discord) e soprattutto videogiochi e forum di gaming (Discord, Twitch, Steam, DLive).
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Conversazioni empatiche

Avviare dialoghi aperti e rispettosi sulle esperienze online e sul bisogno di appartenenza. Regole centrali:

  • ascoltare con empatia e voler davvero capire
  • non giudicare
  • rispettare identità e autostima
  • evitare attacchi frontali, prediche o lezioni
  • prendere sul serio i sentimenti
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Guardare insieme i contenuti digitali

Osservare insieme app, canali e contenuti utilizzati. Chiedere cosa significano certi simboli o tendenze.
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Capire la motivazione

Chiedere quali bisogni vengono soddisfatti: cosa ci guadagni? In che modo ti aiuta? Riflettere su alternative che potrebbero offrire lo stesso effetto.

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Stimolare la riflessione

Porre domande informate e concrete (“Come interpreti l’affermazione Y?”, “Cosa pensi di poter imparare dal corso X?”). Favorire il pensiero critico e il confronto (“Quali prove porta la retorica fatalista della black pill?”).

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Smontare i miti

Quando possibile, spiegare fatti e decostruire i miti in modo sfumato. Ad esempio: la regola 80/20 descrive in modo caricaturale le dinamiche del sesso occasionale, ma non spiega affatto le scelte legate a relazioni stabili e famiglia. Riconoscere che un messaggio può contenere elementi veri anche se un altro è falso.

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Rendere visibile il rischio di ferire

Distinguere ironia e serietà. Chiarire che anche le battute ironiche possono causare ferite reali e comportano responsabilità.

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Mettere in discussione i modelli di business

Spiegare i meccanismi economici delle piattaforme: gli algoritmi sono progettati per trattenere gli utenti il più a lungo possibile, perché attenzione e tempo generano profitto.

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Indagare esperienze di esclusione

Chiedere di bullismo, esclusione o umiliazioni online e offline. Tenere presente che la neurodiversità (ADHD, spettro autistico) può aumentare la vulnerabilità.

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Salute mentale

Parlare apertamente di benessere psicologico e mostrare strumenti per rafforzare consapevolezza di sé, capacità di affermarsi e comunicazione emotiva.

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Vedere le sfumature

Aiutare a tollerare le contraddizioni e a riconoscere le zone grigie, evitando il pensiero tutto-o-niente.

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Segnali di allarme: chiedere aiuto

Genitori, familiari di riferimento e professionisti dovrebbero attivare misure concrete e/o coinvolgere supporti esterni — e mantenere il contatto nel tempo. Anche se riconoscete molti segnali di allarme: non agite d’impulso e prendetevi il tempo necessario per valutare con calma quali passi possano essere adeguati. Se possibile, coinvolgete professionisti (ad es. il servizio sociale scolastico) e/o persone di fiducia. Genitori e professionisti nel Cantone di Zurigo possono inoltre usufruire della nostra consulenza gratuita e anonima.

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Visione del mondo sempre più chiusa

Sviluppo di una visione rigida che non tollera più ambiguità o sfumature (pensiero bianco/nero), che trasforma femminismo e donne in nemici e propone spiegazioni semplicistiche di causa-effetto (“Senza il femminismo non ci sarebbero problemi”).

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Allineamento con gli ideali patriarcali di mascolinità

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Ordine di genere ritenuto naturale

Insistenza esplicita su un ordine di genere presentato come naturale o voluto da Dio: gli uomini troverebbero la propria vocazione in competizione, status e dominio; la “natura femminile” si realizzerebbe invece nel sociale e nell’emotivo, nella cura della bellezza e della protezione. Nelle relazioni questo si traduce nella pretesa maschile di poter — o dover — esigere attenzione dalle donne ed esercitare potere su di loro.

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Rottura delle relazioni

Difficoltà e interruzioni nelle relazioni nel mondo offline. Ritiro dai gruppi di pari e crescente isolamento sociale, spesso accompagnati da commenti svalutanti verso coetanei un tempo vicini.

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Quasi sempre online

Spostamento marcato del tempo libero verso il digitale: la maggior parte del tempo viene trascorsa online, spesso con alterazioni del normale ritmo sonno-veglia. Attività e relazioni offline diventano secondarie o scompaiono del tutto.

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Immagine di sé negativa

Percezione negativa di sé e del proprio corpo, spesso accompagnata dalla convinzione di essere poco attraenti e di non avere reali possibilità di attirare l’attenzione delle coetanee.

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Rabbia e violenza

Scoppi di rabbia e fantasie di violenza

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Violazioni intenzionali dei confini

Superamento deliberato di limiti personali e sociali (ad esempio chiedere a un’insegnante con quanti uomini abbia avuto rapporti sessuali).

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Violare deliberatamente i limiti

Violazioni concrete dei limiti (ad esempio, chiedere all’insegnante con quanti uomini ha fatto sesso).

Coinvolgere obbligatoriamente un professionista

Nei seguenti casi è indispensabile coinvolgere una figura professionale esterna:

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Segnali di sofferenza psicologica

Presenza di difficoltà psicologiche (ansia, depressione, pensieri suicidari, irritabilità, rabbia, disturbi del sonno, ecc.).

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Trascurare i propri doveri

Abbandono o forte trascuratezza degli impegni legati a scuola, formazione, lavoro o famiglia.

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Segnali di un possibile disturbo di personalità

Indizi di un disturbo antisociale di personalità, ad esempio:

  • incapacità di empatia e di assumere il punto di vista altrui
  • percezione irrealistica della propria importanza, egocentrismo estremo
  • esercizio di potere e manipolazione
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Glorificazione di autori di stragi

Riferimenti simbolici a persone che hanno compiuto omicidi di massa, ad esempio condividendo o commentando manifesti, video o citazioni degli attentatori con termini di approvazione o esaltazione (come “Supreme Gentleman” o “SG” in riferimento a Elliot Rodger).

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Eliminare avversari

Kill-scoring / body count ranking: conteggio e ostentazione del numero di avversari (o altri obiettivi) eliminati nei videogiochi per dimostrare status e “mascolinità”.

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Relazioni di coppia tossiche

Comportamenti tossici nelle relazioni sentimentali (ad esempio gelosia estrema, controllo o sorveglianza della partner, ecc.).

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Esprimere la propria preoccupazione

Evitare svalutazioni e ultimatum, ma comunicare chiaramente la propria preoccupazione e il desiderio di intervenire. Formulare percezioni e sentimenti in prima persona (“io sento…”, “mi preoccupa…”) invece di imporre autorità.

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Evitare soluzioni semplicistiche

Non proporre rimedi facili o slogan motivazionali (“Fai più sport e troverai la ragazza”). I problemi complessi non si risolvono con ricette rapide.

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Rispettosi, ma fermi

Porre limiti chiari a dichiarazioni inaccettabili, mantenendo allo stesso tempo rispetto, cura e stabilità nella relazione. Creare, se possibile, uno spazio protetto.

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Coinvolgere professionisti

Attivare figure competenti disponibili, ad esempio assistenti sociali scolastici o psicologi scolastici.

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Usare testimonianze di uscita

Cercare e utilizzare racconti di persone che hanno preso distanza da queste ideologie. Offrire supporto concreto e accessibile nei percorsi di “uscita”.

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Sostenere esperienze offline

Favorire esperienze nel mondo reale (per i minorenni anche richiederle). Aiutare a sviluppare autoregolazione nell’uso online e creare occasioni di efficacia personale.

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Smascherare le strategie dei manfluencer

Mostrare che le strategie dei manfluencer non sono sostenibili nel lungo periodo (ad esempio ricordando che molti di loro non incarnano davvero il successo che promettono).

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Il mito dell’alpha

Chiarire che ciò che attrae non è la posa da “alpha”, ma la sicurezza interiore. Esplorare insieme cosa significhi sicurezza personale e come costruirla in modo sano. Presentare modelli di mascolinità più completi e orientati alla cura, spiegando concretamente cosa possono significare.

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Accompagnare una valutazione costi-benefici

Aiutare a riconoscere i danni personali della radicalizzazione ideologica (“Ti fa davvero bene coltivare così tanto odio verso le donne?”). Evidenziare i vantaggi concreti di modelli di mascolinità più equilibrati: qualità delle relazioni, salute, integrazione sociale, soddisfazione di vita.

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Porre limiti senza escludere

Per professionisti e insegnanti: stabilire confini chiari senza emarginare. Mantenere i giovani dentro il contesto scolastico e sociale, rafforzare il senso di appartenenza e resistere alla tentazione dell’esclusione.

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Segnali di allarme grave: agire immediatamente

Genitori, familiari di riferimento e professionisti dovrebbero contattare senza indugio un servizio specialistico, la psichiatria d’urgenza o il servizio di gestione delle minacce della polizia.

Genitori e professionisti dovrebbero coinvolgere immediatamente uno specialista se vengono espresse intenzioni suicidarie (“Presto vi libererete di me”, “Senza di me stareste meglio”) e/o se sono in corso passi concreti di pianificazione (ad esempio ricerche su metodi di suicidio). Solo un professionista può valutare quanto sia acuto il pericolo e come ridurlo, ad esempio stabilendo se sia necessario recarsi subito in un pronto soccorso.

I servizi di psichiatria d’urgenza in Svizzera sono organizzati a livello cantonale. Il modo più semplice è cercare online “psichiatria d’urgenza” insieme al nome del proprio cantone.

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