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I ragazzi oggi si trovano davanti a un doppio messaggio quasi irrisolvibile: da una parte dovrebbero essere performanti e sicuri di sé come i loro padri e nonni, dall’altra empatici, premurosi ed emotivamente competenti. Per reggere questa tensione serve incoraggiamento: prendere in mano in prima persona il proprio diventare uomini.
I ragazzi non sono duri come fanno vedere. L’atteggiamento freddo e distaccato è spesso una strategia per gestire l’insicurezza — che fa parte della crescita. Ma i ragazzi di oggi affrontano anche sfide nuove.
La generazione attuale cresce in una fase di trasformazione sociale. Molti giovani uomini hanno interiorizzato l’idea che un uomo possa trascurare competenze emotive e sociali e mantenere comunque una posizione dominante. Ora incontrano una società che cerca di uscire dal modello patriarcale e non conferma più questa promessa.
La mascolinità oggi non viene celebrata, ma messa in discussione, perché certi modelli disfunzionali favoriscono violenza e danni alla salute. Molti giovani reagiscono aggrappandosi a immagini patriarcali, sentendosi minacciati nel proprio valore. Se credono che affrontare dolore e vergogna sia “non maschile”, perdono l’occasione di crescita e reagiscono con ritiro e risentimento. Social media e videogiochi alimentano continuamente questa rabbia.
Il lavoro pedagogico con i ragazzi significa essere incoraggianti e allo stesso tempo confrontanti.39 Non si tratta di insegnare a essere “il vero uomo”, ma di un accompagnamento a trovare una posizione personale “abbastanza buona” in cui poter essere sé stessi.40 Questo include l’attenzione ai ragazzi con minori risorse cognitive, sociali o emotive.
L’educazione deve affrontare le fratture: le norme di mascolinità cambiano e diventano internamente contraddittorie. Le doppie richieste (“devi essere questo e il contrario”) generano confusione. È necessario insegnare a gestire fallimento e impotenza, trasformandoli in occasioni di crescita. Le alternative alla radicalizzazione devono essere esigenti ma costruttive.