Nel lavoro per la parità, nella prevenzione della violenza e nell’educazione sessuale è necessario valorizzare maggiormente il potenziale preventivo che nasce da un equilibrio consapevole tra i problemi che i ragazzi causano e quelli che vivono. Un approccio puramente centrato sul deficit — che mira solo a eliminare comportamenti problematici maschili (disturbo, aggressività, provocazione) senza offrire alternative — resterà limitato o rischia di risultare controproducente.
Lavorare con i ragazzi tenendo insieme limiti e risorse richiede riflessione di genere e sensibilità ai processi di socializzazione. Va ricordato che appartenenza e riconoscimento come uomini sono bisogni esistenziali per molti giovani. Non si può semplicemente chiedere agli uomini di abbandonare il proprio modello di mascolinità per “saltare in un vuoto neutro di genere” senza offrire un altro modo di essere uomini. Nella prevenzione della violenza, ad esempio, il compito educativo non è eliminare completamente l’aggressività, ma elaborarla, ridurla e promuovere una cultura del confronto costruttivo. Serve una “coltivazione positiva dell’aggressività”: non come forza puramente distruttiva, ma come energia che può anche proteggere e sostenere. Ciò include imparare ad accedere in modo controllato alla propria energia aggressiva, rafforzare autoaffermazione e autocontrollo, attivare risorse interiori e sviluppare la capacità sia di porre limiti sia di rispettarli.
Le competenze per un lavoro con i ragazzi orientato al genere e alle risorse sono ancora poco integrate in modo sistematico nella formazione delle professioni educative e sociali. È quindi necessario rafforzare la presenza della riflessione di genere nei percorsi universitari e nella formazione continua, affinché i professionisti possano applicarla nella pratica. La riflessione di genere deve diventare una componente ordinaria della qualità istituzionale e uno standard dei servizi educativi, psicologici e sociali.